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Gli ultimi giorni di merci cinesi a basso costo

 

 

 

Perché i consumatori Americani (ed Europei) inizieranno a pagare di più per abbigliamento, elettronica, giocattoli e quasi tutto il resto

 

I consumatori di merci di provenienza cinese hanno, negli ultimi due decenni, beneficiato di una straordinaria convergenza di fattori.

Il desiderio cinese di attirare sempre più investitori stranieri, lavoratori di zone rurali "affamati" di salari minimi ma pur sempre molto più alti del lavoro agricolo ed un eccesso di capacità in quasi ogni settore industriale hanno contribuito a limitare l'aumento di prezzi dei prodotti made in China.

La moneta nazionale, il remnbiri sempre tenuto basso, i salari bassissimi, le materie prime a buon mercato e i funzionari di governo zelanti nel chiudere più di un occhio di fronte al lavoro delle fabbriche ed alla loro violazione dei diritti umani ed ambientali.

Ma adesso, una tempesta di enormi dimensioni sta colpendo i produttori del paese asiatico. Finora, quest'anno, il remnbiri si è e si sta apprezzando di circa il 16% su base annua. I prezzi delle materie prime, che rappresentano circa il 60-70 % dei costi totali dei produttori, stanno crescendo in maniera esponenziale.

Il drammatico aumento del petrolio sta altresì aumentando i costi del trasporto ed i prezzi di materiali come la plastica. Non solo in
America ed in Europa.

Anche in Cina.

Anche se alcuni economisti si aspettano un indebolimento dei prezzi delle materie prime nella seconda metà di questo anno,  l'emergere di NUOVI MILIONI di automobilisti , di acquirenti immobiliari e di impiegati manterranno il prezzo di acciaio, plastica ed altre materie prime a livelli elevati.

Nello stesso tempo, in Cina si è di fronte ad un aumento dei salari ed di leggi a tutela dei lavoratori. I salari sono in aumento con cifre a 2 zeri e Pechino ha introdotto un nuovo diritto del lavoro, che ha aumentato l'influenza del sindacato nelle decisioni di gestione delle imprese.

La All China Federation of Trade Union, organizzazione dei lavoratori cinesi, ha lanciato una campagna molto aggressiva. Pechino spera, che una maggior tutela dei lavoratori attraverso l'organizzazione ed un nuovo statuto del lavoro sarà sempre meglio che vedere fermato il numero della sua forza lavoro!.

La generazione Y cinese, cioè i bambini nati dopo l'entrata in vigore della politica del "figlio unico" ora sono giovani sempre più consapevoli dei loro diritti ad un salario legale, dignitoso, che vogliono l'assistenza sanitaria ed un numero di giorni di ferie ogni mese.

Le loro richieste per un trattamento migliore continueranno a guidare il costo di produzione in Cina. Ora e negli anni a venire.

Già tutt'oggi il Guangdong , provincia meridionale cinese conosciuta da tutti con il nome di " officina del mondo " è in deficit di circa due milioni di lavoratori , che è l'equivalente del 14 % di tutta la mano d'opera americana !!.

Il problema per i dettaglianti americani ed europei che comprano magliette per 2 ero e DVD player per 20 euro è che nei mesi a venire nessun produttore cinese si metterà a garantire prodotti affidabili per americani ed europei ad un simile prezzo.

Importatori Americani ed Europei sono allora in arrivo in Vietnam, con la speranza di trarre vantaggio da un paese che tutt'ora ha dei salari bassissimi ( the same story !!). Il problema sta nel fatto che il Vietnam ha "solo" 85 milioni di abitanti, tanti quanti una sola provincia cinese e solo una parte della sua popolazione è adatta al lavoro in fabbrica. Inoltre i prezzi in Vietnam sono in aumento vertiginoso, come in nessun altro paese dell' Asia.

Aggiungi a questo anche il crescente numero di scioperi e delle controversie lavorative , il Vietnam appare solo come una soluzione temporanea , non a lungo termine.

asiaobserver

 

 

 

 

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