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Cina lancia divieto di fumo nei locali pubblici

 

In Cina inizia il divieto di fumo, per ora solo la domenica, in ristoranti, bar e numerosi altri locali pubblici.

Pochi si aspettano che il divieto abbia un grande impatto sociale, in un paese dove i fumatori sono oltre trecento (300) milioni.

Il divieto, a livello nazionale, ha il compito di portare la Cina in linea con le  normative sanitarie di paesi più sviluppati ma deve affrontare una dura prova in un paese dove il tabacco è molto radicato nella cultura sociale. L'offrire una sigaretta è un saluto comune tra gli uomini, accendere una sigaretta in ascensore, sull'autobus o in ospedale è routine quotidiana e mette in evidenza la mancanza di consapevolezza sui rischi per la salute che provoca il fumo.

Molti esperti avvertono come la Cina, il più grande produttore di tabacco al mondo, se non interviene limitando il consumo in futuro dovrà affrontare una bomba sanitaria.

Il Ministero della sanità cinese fa sapere che il divieto di fumo interesserà i locali pubblici e che i distributori automatici di sigarette non potranno essere istallati in spazi e locali pubblici.

Tuttavia la stampa riporta che il divieto non sarà applicato in uffici e fabbriche e non è certo che questi sia adeguatamente applicato in locali pubblici quali bar, ristoranti e mezzi pubblici di trasporto.

Una cameriera presso un ristorante dice come il locale possa informare la clientela riguardo la nuova normativa antifumo, ma in caso di insistenza del cliente non potere fare niente per attuarlo.

La donna resta comunque ottimista, dicendo che il popolo cinese lentamente si adatterà.

" il cinese modifica lentamente il proprio modo di pensare, ma sempre più persone chiedono aree no-smoking all'interno di locali pubblici".

In Cina il fumo uccide più di un milione di persone ogni anno.

In Cina alcune marche di sigarette possono essere acquistate per soli tre (3) yuan (11 centesimi di euro).

Esperti ipotizzano che nel 2030 il numero di morti per fumo potrebbe triplicare.

Il monopolio di stato viene indicato come maggiore ostacolo al divieto di fumo, che rappresenta quasi un decimo delle entrate fiscali nazionali.

Pechino a fatica adotta il divieto, che ha inizio quattro mesi dopo la scadenza del termine fissato da una convenzione tra Cina ed OMS , Organizzazione Mondiale della Sanità circa il controllo del tabacco, che la Cina ha firmato cinque (5) anni fa.

Finora non vi è stata una grande campagna nazionale di sensibilizzazione come chiare sanzioni nono sono indicate nel regolamento.

Xinhua, agenzia stampa di stato dice che probabilmente il divieto è ignorato proprio per i contenuti vaghi e poco chiari.

Divieti simili, anche se temporanei, applicati in Shanghai durante le Olimpiadi nel 2008 furono raramente rispettati o raramente eseguiti.

Fonte: AFP/ck