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L'uomo più ricco di Birmania: una fortuna accumulata con le sanzioni internazionali

 

Appena l'esercito birmano ha cercato di convincere il mondo come il paese fosse troppo povero per avviare un programma nucleare, ecco che dal nulla emerge un uomo, il più ricco del paese, che si vanta delle proprie incredibili fortune accumulate nel corso degli anni insieme ad altri imprenditori locali, a cinesi e a generali.

Tay Za è un miliardario birmano di 47 anni e vuole che l'Occidente lo sappia.

Recentemente nella sua prima intervista con la stampa estera ad un giornalista italiano ha detto: 'voglio si sappia una volta per tutte che io sono l'uomo più ricco di Birmania, o Myanmar. Troppi cinesi hanno preso la nostra cittadinanza e si comportano come i più ricchi. Ma non sono puri birmani'.

Nell'intervista con Raimondo Butrini, pubblicata da Repubblica, Tay Za si racconta seduto su un divano di pelle di serpente con braccioli a forma di enormi conchiglie d'oro in un lussuoso palazzo di Rangoon.

L'uomo d'affari del Myanmar guida una lista di circa 3.000 persone colpite da sanzioni economiche ma nonostante questo gestisce una rete di aziende con fatturato annuo stimato in circa 500 milioni di US $ , con interessi nel mercato delle pietre preziose, delle gemme e dell'aviazione.

'Le mie aziende dimostrano che effettivamente le sanzioni internazionali occidentali non infastidiscono gli affari'.

'In realtà va molto bene e questo vale anche per tutti gli altri della lista nera, compresi gli stessi generali'. 'Non mi va però vedere la nostra economia dipendere dal commercio cinese'.

'Loro hanno soldi e possono permettersi tutto anche la giada e le pietre preziose delle mie miniere. Tutti sanno che la Cina ha enormi interessi qui. Ha bisogno di un percorso sicuro per i propri prodotti provenienti dal Medio Oriente e Africa senza utilizzare lo Stretto di Malacca, controllato dagli Stati Uniti'.

'Ecco perchè stanno costruendo grandi porti sulle nostre coste occidentali e ferrovie in tutto il paese fino a Kunming, in Cina. Il nostro gas arriva anche li, con un gasdotto lungo centinaia di chilometri'.

Alla domanda se i generali birmani abbiano paura del controllo cinese l'uomo risponde certamente di si, anche se all'estero le nazioni non si rendono conto che le sanzioni stanno spingendo il paese nelle mani della Cina.

Pochi giorni fa la Cina ha offerto un prestito al Myanmar di 30 miliardi di US $. Il paese non ha ancora accettato ma presto lo farà.

In cambio la Cina otterrà ulteriori concessioni. Tutto questo perchè l'Occidente sta seguendo i principi morali dell'ex presidente degli Stati Uniti George Bush, che passerà alla storia come il peggior presidente nella storia americana, colpevole tra l'altro del pasticcio in Iraq e delle sue conseguenze.

Tay Za trova il tempo anche per sottolineare l'ipocrisia occidentale: così si domanda perchè la Cina, sempre accusata di violare i diritti umani non sia  punita anch'essa con sanzioni economiche. Per quanto riguarda i primi sostenitori di queste sanzioni, Francia e Stati Uniti, perchè essi lasciano operare in Myanmar Chevron e Total senza alcuna limitazione? Sono ipocriti, finti moralizzatori mentre consapevolmente gonfiano le proprie casse governative.

Giugno 2011

Fonte: Burmanet

 

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