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Thailandia - Le politiche statali distruggono le foreste

 

Per salvare la Thailandia dalla veloce diminuzione delle sue foreste delle proprie biodiversità  le autorità statali devono subito interrompere le loro politiche sbagliate che distruggono il verde nazionale, senza prendere come capro espiatorio alla deforestazione gli abitanti dei poveri villaggi .

Per poter beneficiare dei diritti di proprietà sulla terra nelle foreste gli abitanti locali sono obbligati a fornire ai funzionari forestali le prove (fotografiche) di aver coltivato quelle zone agricole per un lungo periodo di tempo prima che le stesse siano state assegnate e convertite ufficialmente a parchi nazionali.

Questa è stata la causa della deforestazione selvaggia a Lam Klong Ngoo, provincia di Kanchanaburi e prima di essa come accaduto alle innumerevoli altre foreste in tutto il paese. Prima che Lam Klong Ngoo venisse designato parco nazionale gli abitanti della foresta, di etnia Karen, usavano coltivare i campi con il proprio tradizionale sistema, con coltivazione a rotazione, che in Thai si chiama Rai Mun Wian. Usando questo sistema i contadini locali lasciavano riposare il campo per circa 5 o 10 anni, in modo da permettere ad esso di potersi rigenerare, per poi tornare alla coltivazione.

Diverse ricerche hanno potuto dimostrare che questo sistema di agricoltura ecologica ha effettivamente contribuito ad una ricca biodiversità della zona. Purtroppo però non è così che le autorità forestali pensavano ad esso. E' dato di fatto che le politiche governative thailandesi siano state e siano tuttora la principale causa della massiccia perdita di copertura verde, deforestazione del paese. Come ad esempio la promozione da parte statale di mono colture negli anni 60 e 70 oppure la costruzione di strade o dighe per energia idro-elettrica nel mezzo delle foreste. Additati come colpevoli ancora i poveri, abitanti dei villaggi, accusati di deforestazione.

Al fine di tutelare e contrastare la diminuzione del verde, le autorità forestali dello stato creano nuovi parchi nazionali. Il problema è che molto spesso vi sono già popolazioni indigene o piccoli agricoltori che vi abitano e le autorità forestali hanno il potere legale di procedere all'arresto ed incarcerare i presunti fuorilegge. Ad aggravare ulteriormente la situazione poi fu una risoluzione presa nel 1998 in cui si afferma che gli abitanti o coltivatori locali debbano essere sfrattati, a meno che i terreni o le aree coltivate appaiano in fotografie aeree o esistano prove dimostrabili di allevamento intensivo prima che le zone siano dichiarate parco nazionale.

La minoranza etnica dei Karen, abitanti delle foreste, oggi piange per il rifiuto delle autorità di Thailandia a riconoscere i propri appezzamenti di terreno e la loro coltivazione con metodo di rotazione, oggi coperti da vegetazione. Per gli ufficiali questi sono parte di foresta, riconsegnati ad essa, e fanno sapere che gli abitanti saranno prontamente incarcerati se proveranno a riconvertirli. I funzionari hanno insistito anche sul fatto che i contadini debbano coltivare sempre, cioè senza riposo della terra, gli stessi campi se voglio ottenere la proprietà sui diritti della terra.

Il risultato è un disastro. Molti contadini Karen  a Lam Klong Ngoo hanno smesso di coltivare i propri campi seguendo il sistema della rotazione, hanno disboscato ampie aree di foresta convertendole in grandi campi di mais o di altre coltivazioni di massa.

I contadini dicono che se le Autorità venute dalla Città volevano distruggere la foresta, loro lo hanno fatto .. per poter rimanere.

Infine, oltre alla distruzione della copertura forestale del paese le autorità sono andate oltre, con la stesura di un disegno di legge che apre i parchi nazionali al turismo di massa.

La soluzione una: le autorità fermino queste politiche sbagliate, incoraggino gli abitanti locali ad una corretta conservazione del patrimonio forestale ed imparino da essi il sistema per una coltivazione agricola ecologica.

8 agosto 2008